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Ascolta le dediche di Alessio Cigliano (doppiatore di John Carter) a www.ermediciinprimalinea.it
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I saluti di Alessio al Forum |
Ma ppporca! |
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La lettera di Mark Greene
Cari soci in trincea,
Vi scrivo dalla spiaggia dove sto godendomi un tramonto mozzafiato. Elisabeth è qui accanto a me e sta bevendo un succo di frutta, ma io sono molto più attratto dal mio margarita. Sono le 5 e mezza. Rachel sta facendo sguazzare Ella in riva all’oceano, e tutte e due sono alla ricerca della conchiglia perfetta. Buffamente, mi scopro a pensare che manca solo una cosa per rendere perfetto questo quadretto: soccorrere un turista della domenica in presa ad un attacco di cuore sulla spiaggia, intervenire con una bella intubazione di fortuna con una canna di bambù, rimetterlo in sesto e rimandarlo a casa prescrivendogli riposo assoluto. Questo è il mio modo di dirvi che mi mancate molto, voi e quel buco fetente.
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Ho pensato spesso che avrei potuto scegliere una carriera differente, per esempio nel settore privato dove questo mestiere è più redditizio e meno impegnativo. Ho realizzato che a parte quello che faccio ora – oziare al Sole con la mia famiglia - lavorare al Policlinico tutti questi anni, giorno dopo giorno senza un attimo di sosta, è stata la scelta migliore. So cosa state pensando ma, credetemi, il distacco fa capire molte cose. Il mio lato più narcisista vorrebbe credere che senza di me non ve la caverete, ma quello razionale sa che siete una splendida squadra di medici ed infermieri che ogni giorno affrontano il lavoro con passione, prontezza e abnegazione . Per quel che riguarda i pazienti so che la mi assenza si avvertirà a stento.
Quanto all’amicizia e al cameratismo, è tuta un’altra faccenda. Per riuscire ad andare via ho dovuto agire come ho agito, ma nessuno di voi non deve pensare neanche lontanamente che io non l’abbia stimato in tanti anni di lavoro comune. O che non avessi cose più intime da confidare a ciascuno di voi. Immagino che a questo punto molti avranno capito benissimo a che cosa mi riferisco, senza scendere in dettagli, tuttavia…
Ella ride e mi chiama, sembra impazzita, Rachel ha trovato la sua conchiglia…
Nota di Elisabeth Corday
Mark è morto questa mattina alle 6 e 04. Stava sorgendo il Sole. Era la sua ora preferita. Vi ho spedito la sua lettera perché sapeste che stava pensando a voi e perché gli avrebbe fatto piacere sapere lasciare un buon ricordo di sé. |
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La lettera Di Carter ad Abby
Cara Abby,
quando leggerai questa lettera, Luka dovrebbe essere al sicuro in America e tu probabilmente ti chiederai perché io non sia con lui. Prima che tu incolpi te stessa, lascia che ti dica che non sei tu, sono io... Mi accorgo mentre scrivo che suona come una di quelle classiche espressioni che si usano quando ci si lascia, ma prova a trattenere per un minuto il tuo giudizio e la tua condanna e forse riuscirai davvero a capire che cosa sto cercando di dirti. Stare qui mi ha cambiato come mai avrei immaginato. Ora vedo tutto nella giusta prospettiva. L'ospedale, la morte della nonna, tu. Beh, tu ed io. Abbiamo dovuto lavorare con fatica su ogni cosa. Troppa fatica, capisci? Quando penso all'ultimo anno insieme, tutto appare confuso. In Congo, invece, è tutto molto chiaro. La gente soffre. Io posso aiutarla. Ha bisogno di me. Tu invece no. Sei molto più forte di quanto tu pensi. Non hai bisogno di me, Abby, e forse non ne hai mai avuto. Sappiamo entrambi che ce la caviamo meglio da soli. Penso che a un certo punto tu ti sia convinta che fossi l'uomo giusto per te - affidabile e sicuro, stabile - ma sono convinto che tu non voglia questo. |
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Quando eravamo solo amici, andava tutto bene. Forse l'uno ha messo l'altra sul piedistallo e viceversa, non lo so. E poi, quando ci siamo messi insieme, non è stato come credevamo potesse essere. Io mi sono rivelato diverso da quello che tu aspettavi, e tu ti sei rivelata... Scusa, sto straparlando. Ti ho dato quanto ho potuto, ma non è stato abbastanza. È chiaro adesso che c'erano tante cose nella tua vita più importanti, è comprensibile. La malattia di Erik, tua madre. La tua vita è complicata, e io non mi sono inserito bene, vero? Ho cercato di aiutarti, ma poi quando ho avuto bisogno di te... Non lo so.
La luce si sta spegnendo...
Non voglio consumare altro kerosene.
Non so per quanto tempo ancora resterò qui. Non aspettarmi, punto.
Voglio anche dirti grazie. Sei ancora una delle persone migliori che io conosca.
Con amore, |
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PUNTATA PILOTA "24 ORE"
(andato in onda, per la prima volta: in Italia il 11/01/1996, negli USA il 19/09/1994)
Alcune curiosità:
-Il giorno in cui "inzia" ER, è il 17 marzo (la data viene citata dal dott. Ross che si lamenta che stia ancora nevicando), - sia la prima che l'ultima scena, si chiudono con gli stessi personaggi e nelle medesime circosatnze: l'infermiera Lidia che chiama il dott. Mark Greene che si era "appartato" per riposare qualche ora; - la prima volta Green viene svegliato alle 05.00, mentre la seconda alle 06.30; - Troy Evans (il futuro Frank Martin...l'addetto burbero e acido dell'accettazione) appare anche nella puntata pilota...nel ruolo del pazinete cui Carter fa la sua prima flebo. (1°scena) |
Lidia: Dottor Greene...Dottor Greene...
Dr. Greene: mh...che c'è?
Lidia:...un paziente per lei, dottore!
Dr. Greene: Lo mandi ad un aiuto...
Lidia: No!...è per lei!
Dr. Greene: Che ore sono? Lidia: Sono le 05.00...
Dr. Greene: e va' bene...non può prenderlo un aiuto?
Lidia:...è il dottor Ross!
Dr. Greene:...è il dottor Ross...arrivo subito!
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Dott.ssa Lewis: quante sono?
paziente: tre.
Dott.ssa Lewis: come si chiama?
paziente: Jeff Barns.
Dott.ssa Lewis: dove siamo?
paziente: Policlinico universitario.
Dott.ssa Lewis: che giorno è?
paziente: è san Patrizio.
Dott.ssa Lewis: Sta benissimo...(rivolgendosi ad un'infermiera) controllo ossa facciali...(tornando a rivolgersi al paziente)Direi che è andata bene, signor Barns.
paziente: lei è bella dottoressa!
Dott.ssa Lewis: grazie.
paziente: è sposata?
Dott.ssa Lewis: No...sono un medico.
paziente: stia a sentire...
Dott.ssa Lewis:...adagio signor Barns. Un altro trauma cranico potrebbe essere fatale!
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(l'apparizione di Carter)
Benton: oh...sono sbarcati i marziani (si rivolge a Greene, Ross e Lewis).
Greene: E' il primo camice fatto su misura che vedo...
Benton: Lo trovate carino?
Lewis: Carino...è carino!
Greene: ci capisce qualcosa secondo voi?
Ross:...di abbigliamento, sì!
Benton: mah!...dev'essere il mio studente...vi saprò dire.
Morgenstern: (rivolto a Carter)Il dottor Benton è il nostro miglior assistente...assimili tutto da lui...tranne il suo atteggiamento!
Benton: (rivolto a Carter) Stava scherzando!
Morgenstern: (voce fuori campo)...nenache per sogno!
Ross: (sta parlando della sua relazione)...ero così giovane...così stupido...
Carol: stupido lo sei ancora! paziente (donna): un gran bell'uomo (riferndosi al dott. Ross)
inf.Lidia: il guaio è che lo sa!
Susan Lewis (dopo aver diagnosticato un cancro terminale): Signor parker, una cosa si impara facendo il mio mestiere: non c'è mai niente di sicuro...per quanto brutto possa sembrare...per quanto bello possa sembrare...non c'è niente di sicuro...niente!
Greene (rivolto a Carter che ha vomitato dopo aver visto la sua prima ferita da arma da taglio): Ci sono due tipi di medico: quello che annulla la propria sensibilità e quello che continua ad averla. Se vuoi continuare ad averla, ti sentirai male di tanto in tanto...è nell'ordine delle cose! |
Le questioni di bioetica nella fiction televisiva “E.R.” |
Uno studio analizza i valori di questa serie prodotta da Steven Spielberg
di Miriam Díez i Bosch
ROMA, mercoledì, 9 aprile 2008 (ZENIT.org).-
Per la famosa serie televisiva a stelle e striscie “E.R.-Medici in prima linea”, ideata da Michael Crichton e prodotta da Steven Spielberg, lavoro e famiglia sono incompatibili.
In questa intervista Paolo Braga, docente presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e autore di
“E.R. Sceneggiatura e personaggi. Analisi della serie che ha cambiato la TV” (Franco Angeli Edizioni), illustra quali sono i valori che si celano dietro questa serie di grande successo nella quale la famiglia tradizionale appare sottorappresentata.
Quali sono i valori, le emozioni e i contenuti di una serie che ha fatto scuola come E.R.?
Braga: E.R. racconta la vita lavorativa e privata di un gruppo di giovani medici impegnati in un pronto soccorso di Chicago. Il valore dell'eroismo nell'alleviare la sofferenza altrui si impone, dunque, al pubblico della serie.
Insieme a questo, altri valori sono espressi dal telefilm, come la collaborazione tra colleghi e l'amicizia in un ambiente lavorativo che richiede impegno esorbitante.
Proprio questo superlavoro, però, va a detrimento dell'umanità dei personaggi protagonisti che, così assorbiti dall'ospedale, non hanno tempo per un'esistenza degna di questo nome fuori del reparto.
Anche a causa degli errori irreparabili cui il superlavoro espone i protagonisti, il telefilm è così segnato da una sua caratteristica miscela emotiva: all'adrenalina dell'emergenza e all'eccitazione del successo medico fa da sfondo un senso di profonda malinconia.
E' un senso di predestinazione all'impossibilità di essere felici: come se i personaggi avessero sentore di combattere una battaglia già persa contro la morte e la malattia e, ciononostante, di doverla combattere senza tregua.
Quale è la visione di E.R. sulla vita, la famiglia e il mondo del lavoro?
Braga: Per E.R., famiglia e lavoro sono incompatibili. I personaggi non riescono a difendere la propria vita familiare dalla pressione lavorativa.
In questo senso, E.R. è espressione dello stile di vita da single connesso ad alcune professioni contemporanee iperimpegnative (manager, operatori dei mass media, della moda, ecc.). Senza contare che E.R., per necessità di spettacolo, applica molti schemi di racconto propri della soap opera (tradimenti, gelosie, agnizioni).
Ne esce un quadro in cui la famiglia tradizionale è sottorappresentata, anzi, pressoché assente tra i giovani medici protagonisti.
Quando una famiglia tradizionale sana giunge al pronto soccorso per accompagnare un congiunto incidentato, quando un'anziana coppia di sposi si presenta in ospedale perché la morte di uno dei coniugi sta per porre fine ad una vita trascorsa insieme, quando, soprattutto, il malato è una nonnina al cui capezzale si raccolgono affettuosi figli, nipoti e pronipoti, il valore della famiglia risplende e nessuno degli urgentisti si sogna di criticare.
Il problema è che tutto ciò è per loro qualcosa di irrealizzabile. I medici di E.R. vedono la famiglia normale come qualcosa di dolorosamente superato.
Come vengono affrontate le questioni bioetiche?
Braga: Aborto, eutanasia, fecondazione artificiale: da quattordici anni E.R. sonda con assiduità inesorabile tutte le questioni bioetiche scottanti.
Con altrettanta assiduità, E.R. mantiene su tali questioni una posizione liberal. Con tecnica di scrittura sopraffina, senza darlo a vedere allo spettatore in modo evidente, quindi senza mettere il pubblico sulla difensiva, il telefilm sostiene la libertà individuale come unico e ultimo parametro etico per giudicare in materia.
Il che vuol dire, per esempio, che in fatto di aborto E.R. è per il diritto di scelta della donna, e non considera il diritto a vivere del concepito una istanza decisiva.
Del resto, gli stessi sceneggiatori dichiarano di fare approvvigionamento delle storie mediche da raccontare presso fondazioni e associazioni pro choice.
Lei parla della “frustrazione dei personaggi pro life”. Perché?
Braga: A volte succede che un medico della serie esprima una voce fuori dal coro: una voce, se non cristiana, almeno dubbiosa circa le istanze pro choice.
Di regola succede che questo personaggio, strada facendo, cambi idea. Oppure che vada oltre il consentito, vada emotivamente fuori giri, magari diventando troppo aggressivo e quindi non più affidabile, nel sostenere le proprie idee.
E' quindi un peccato che una serie così bella dal punto di vista spettacolare non sia anche più vera, o, almeno, più equilibrata e imparziale, dal punto di vista etico.
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| E.R. è stato citato nella celebre rivista CARDIOLOGY NURSERING nel numero di Gennaio-Febbraio 2007 |
Nell’articolo :
Infezioni associate all’assistenza sanitaria.
Lavaggio delle mani: linee guida evidence-based
Inf. Angelo Galeandro
Azienda Sanitaria ASL n. 4 - Matera
Servizio Emergenza/Urgenza 118 Basilicata Soccorso
“Negli anni 90 una puntata del telefilm: E.R. –
Medici in prima linea – è stata quasi tutta dedicata
alle infezioni iatrogene in ospedale. Infatti, l’aumento
delle infezioni tra i pazienti del pronto soccorso
più famoso del piccolo schermo erano direttamente
correlate alla “cattiva abitudine” che l’addetto
all’accettazione aveva di non lavarsi le mani dopo
essere andato in bagno e di toccare regolarmente le
cartelle cliniche dei pazienti che sarebbero state toccate
in seguito da tutti i componenti dell’equipe di
cura con inevitabile trasmissione di microrganismi.” |
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